Langhe, Roero e Monferrato tra Sapori e Saperi

É iniziato il conto alla rovescia per l’evento più atteso della stagione autunnale piemontese: la Fiera del Tartufo Bianco di Alba, giunto oramai alla 89° edizione.

E, come da tradizione, il territorio si prepara in pompa magna all’incontro con il Tuber Magnatum Pico, il “diamante bianco” tanto amato da  Cavour, da Vittorio Emanuele II e, reso famoso nel mondo da Giacomo Morra, intuitivo e strategico fondatore della Fiera e primo ambasciatore di Alba, delle Langhe e del suo prezioso prodotto.

Tra i numerosi eventi messi in piedi dall’Ente Turismo Langhe, Roero e Monferrato, in associazione all’Ente Fiera Internazionale, “Tuber primae noctis”, ha avuto il privilegio di accompagnare il debutto della cerca, con il taglio del nastro e il brindisi augurale a base di l’Alta Langa DOCG.

Al Pavaglione di San Bovo di Castino, luogo caro a Beppe Fenoglio che qui ambientò “la Malora”, la Presidente dell’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba, Liliana Allena e gli altri numerosi protagonisti istituzionali della filiera di valorizzazione del territorio, patrimonio Unesco dal 2014, hanno alzato il calice ai trifolau e ai loro fedelissimi e simbiotici cani, in segno di auspicio per una nuova e prolifera stagione, in un capodanno magico, dalle atmosfere d’antan.

Una festa agreste che, tra un bicchiere di bollicine, filastrocche dei cantori locali e interventi mirati, ha raccontato con le sue testimonianze l’autenticità di paesaggi e territori, gente e tradizioni, sottolineando una volta di più,  lo stretto legame che intercorre tra gli stessi e tra l’ambiente e il consumatore.

Uno storytelling affascinante, capace di conquistare gli ospiti presenti, coi segreti del backstage silenzioso, ma solo in apparenza, che anima l’evento e il mondo complesso del prezioso fungo ipogeo, che cresce, matura e si afferma in un equilibrio perfetto tra condizioni meteo, fasi lunari (a conferma che la natura coi suoi ritmi é imprescindibile); progetti, partnerships e best practices, legate al l’andamento del Mercato Mondiale del Tartufo e del suo indotto economico che vanta numeri da capogiro.

Con il cuore gonfio di ricordi del passato, di tradizioni eno-gastronomiche generose e lo sguardo sempre rivolto al futuro, la Presidente ha voluto ricordare il leit motiv di questa edizione, l’equilibrio perfetto, che ritroviamo, come una litania,  in tutte le sue declinazioni.

Intanto, nel calendario ufficiale, che trova un giusto compromesso tra le esigenze dei consumatori e il periodo di “fermo biologico” (dal 1 al 20 settembre) per consentire ai tartufi di maturare correttamente ed evitare lo sfruttamento eccessivo del terreno.

A seguire, nel gusto,  con il suo binomio perfetto: uovo e tartufo, due ingredienti semplici dagli aromi eccellenti, che cinquanta chef, oltre la metà stellati, sapranno esaltare e interpretare con estro personale, mantenendo sempre un filo conduttore coi  saperi ereditati dalle massaie langarole.

Con l’apertura della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, dal 5 ottobre al 24 novembre, il centro di Alba si trasforma in un tempio del gusto a cielo aperto, dove i wine lovers e i palati più raffinati possono incontrarsi nei tanti laboratori ed eventi messi a punto per dar vita a esperienze sensoriali a 360 gradi.

Il calendario degli  appuntamenti é fittissimo ed é “a tutto tondo”, come ribadisce la Presidente Allena, “proprio per offrire anche ai visitatori più esigenti la possibilità di conoscere da vicino, annusare, toccare e degustare gli elementi della cultura materiale del Piemonte:  cibo, vino, design, mostre ed eventi culturali”.

Nei weekend di ottobre e novembre i Foodies Moments consentiranno ai visitatori e ai gourmet l’incontro a tu-per-tu con gli chef di fama internazionale, chiamati  a condividere i segreti dei piatti preparati con  il Tartufo Bianco di Alba.

Show cooking, incontri, cene e workshop metteranno in campo il genio   creativo dei cuochi italiani e stranieri provenienti da tutto il mondo, spingendo l’asticella delle sperimentazioni oltre il  lontano oriente, con Yong Zhang, chef due Stelle Michelin di Shanghai.

Perché qui la parola d’ordine é unica e insindacabile: rinnovamento, ma sempre con l’occhio puntato alle tradizioniTradizioni locali, certamente, ma con una vivace apertura a gusti e profumi di altre regioni italiane.

L’obiettivo dell’Alba Truffle Show é ammaliare i visitatori, prenderli per la gola,  con esperienze immersive in ogni settore: il Wine Tasting Experience , per addentrarsi nello straordinario patrimonio vitivinicolo locale; le Olio Evo Tasting Experience, oramai imprescindibili degustazioni sensoriali dell’olio extravergine italiano e le Analisi Sensoriali del Tartufo.

Gli Atelier della pasta fresca avranno due firme d’eccezione: Walter Ferretto e Ugo Alciati che condivideranno col pubblico i segreti della loro rielaborazione dei celebri tajarin e plin.

Quattro venerdì dedicati alla cucina d’autore e alle bellezze del territorio, Le Cene Insolite, novità assoluta dell’edizione 2019, vedranno protagonisti gli  chefs stellati Cristina Bowerman, i Fratelli  Cerea, i Costardi Bros, Christian e Manuel e il  francese  Philippe Léveillé nelle dimore storiche e nei luoghi di interesse turistico del comune di Alba.

A conclusione dei venerdì d’autore, l’8 novembre si scollineranno Langhe, Roero e Monferrato per cenare nel biellese, a La Bürsch, bellissima dimora del XVII secolo di Valle Cervo, recentemente tornata alla luce con un progetto innovativo. La serata a quattro mani avrà tra i suoi mentori gli chefs stellati Martino Ruggieri, head chef del ristorante parigino Pavillon Ledoyened Eugenio Boer, l’olandese volante, del ristorante milanese “Bu:R”, coi quali si potrà prorogare il soggiorno, con il pernottamento, durante il fine settimana.

Arte e design completeranno il quadro della programmazione fieristica con l’estro creativo di Davide Oldani, ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Il suo atteso affetta-tartufi, concepito per  la lamellatura a regola d’arte é destinato a diventare un must per gli appassionati del diamante bianco. “Perché”, come sostiene l’eclettico chef, “é la precisione delle regole e dei gesti a garantire la qualità in cucina”.

Alba si candida così a un futuro di Creative City, cogliendo l’occasione di una collaborazione con le città di Limoges e Fabriano, già insignite del prestigioso riconoscimento. E c’é da scommettere che anche la la pepita, il kit in ceramica di Limoges, studiato ad hoc per esaltare al meglio profumo, aroma e freschezza del prezioso fungo diventerà oggetto dei desideri dei più.

Tra le novità dell’imminente edizione i rivoluzionari sacchetti di carta numerati, nei quali verranno consegnati i tartufi certificati acquistati al Mercato Mondiale, con la supervisione dei giudici del Centro Nazionale Studi del Tartufo e di numerosi altri attori chiamati in causa per fornire garanzie e diritti ai consumatori.

Gli involucri garantiranno la tracciabilità di  prodotto e fornitore, grazie a un codice identificativo e, la sua sostituzione, in caso di valutazione negativa della Commissione, presieduta da  Giudici del Controllo Qualità.

A tal fine sarà attivato, entro le 48 ore dall’acquisto,  lo Sportello del Consumatore, deputato ad accogliere eventuali reclami, informare i consumatori sui loro diritti di acquisto, raccogliere segnalazioni e fornire consigli sulla conservazione e sul consumo dei tartufi.

Due grandi protagonisti scenderanno in campo anche a tutela delle fasce più deboli e delle cause del territorio, rinnovando, come ogni anno, le  grandi  occasioni benefiche: le Ultimate Truffle Dinner, due charity dinner stellati, a quattro mani che vedranno in scena: Francesco Oberto (Da Francesco, di Cherasco) e Andrea Ferrucci (Marcelin, di Montà) e, nel secondo appuntamento, Davide Palluda (All’enoteca,  di Canale) e Maurilio Garola (La ciau del Tornavento, di Treiso), la cui raccolta fondi sarà devoluta al progetto “Breathe the Truffle”, campagna di salvaguardia dell’ambiente naturale del Tartufo Bianco d’Alba e, infine, l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, giunta alla XX edizione, che destinerà i fondi raccolti a progetti di beneficenza in Italia e nel mondo.

Durante la Fiera l’intera città di Alba si piega puntualmente al volere del tartufo, mettendo a disposizione del pubblico piazze e borghi per degustazioni, workshops e laboratori (molti destinati anche ai bimbi).

Il Salotto dei Gusti e dei Profumi in Piazza Risorgimento, diventa così il punto di riferimento nel corso di due imperdibili  manifestazioni: il Palio degli asini e il Baccanale dei Borghi, rievocazioni storiche che mettono in scena squarci di vita  e tradizioni medievali, tra giochi popolari, figuranti, sfilate  e drappi colorati, in un tripudio di suoni, balli e canti orgogliosamente sostenuti dagli Albesi, nello stupore delle migliaia di visitatori appositamente accorsi.

La cultura millenaria di Alba emerge dal passato ogni domenica autunnale, in un susseguirsi di importanti appuntamenti storico-folkloristici:  il Festival delle Bandiere, con gli sbandieratori provenienti da tutta Italia, La Giostra delle Cento Torri, che assegna il premio annuale Amico della Giostra a chi si é contraddistinto per meriti sul territorio (quest’anno consegnato al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio) e, ancora, la disciplina sportiva Pantalera in costume storico; la Bela trifolera dei boschi, contesa elezione della Miss più bella e, tante altre ancora.

Un territorio fortemente radicato a tradizioni e saperi antichi, che mostra con orgoglio il suo animo contadino, piegandosi ai voleri della natura ma,  che   sfodera contestualmente i suoi artigli, con un piglio manageriale senza confronti, per raggiungere i suoi  obiettivi: attrarre i mercati esteri e potenziare l’appeal turistico, diversificandone l’offerta.

Arte, cultura, storia, natura, attività en plein air, design, mostre ed eventi, senza mai trascurare il  suo eccezionale patrimonio  eno-gastronomico, che trova il suo core nel vino, il Nebbiolo, con i suoi nobili figli, il Barolo e il Barbaresco, nelle nocciole tonde gentili IGP, nei plin, nei tajarin e, in generale, nel cibo semplice e genuino.

Un angolo d’Italia unico che racchiude eccellenze inarrivabili, dove il retaggio del passato, é vivo in ogni dove, grazie a un’eredità  quotidiana bisbigliata all’orecchio da padre in figlio e da madre in figlia.

Leggende e storie di donne eccezionali che hanno saputo cambiare le sorti di paesaggi e società ancestrali, si tramandano nel tempo, confermando  un’eccezionale vocazione del territorio al femminile.

Tra tutte spicca la figura della marchesa Juliette Colbert,  più nota come Giulia di Barolo, proprietaria del Castello dei Falletti, l’affascinante filantropa, che ha dedicato la sua esistenza al miglioramento delle condizioni di vita e all’educazione scolastica delle ragazze meno abbienti, con particolare attenzione a quelle abbandonate, alle  disabili e alle carcerate.

Una paladina della giustizia che ha lasciato la sua ingente eredità culturale ed economica all’Opera Pia Barolo, dietro la promessa di proseguire nel tempo l’impegno da lei intrapreso.

Il Castello della famiglia Falletti, ha così accolto il Collegio Barolo  che per circa un secolo  ha permesso gli studi di centinaia di abitanti locali, in tempi in cui in zona la miseria regnava sovrana.

Oggi le sue aule sono utilizzate dalla Scuola Professionale Alberghiera, previa una certosina ristrutturazione finanziata dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione e, da generosi contributi privati.

Il progetto di recupero e valorizzazione ha voluto ospitare altre due importanti realtà: l’Enoteca Regionale, che colleziona etichette di 11 comuni e il WIMU (Wine Museum), Museo del vino, frutto della maestria  di François Confino, che propone un insolito viaggio interattivo ed emozionale  nelle viscere della terra,  per sottolineare la stretta morsa che intreccia cultura e saper fare del vino, nelle civiltà   presenti e passate, tutte  accomunate dai suoi ritmi.

La storia della più illustre famiglia albese, quella dei Falletti si intreccia, ai primi del ‘900,  con quella della altrettanto nobile dei Cordero di Montezemolo,  di origini spagnole, quando Maria Lydia, figlia della Marchesa Luigia Falletti, sposa Paolo Cordero di Montezemolo. Il figlio quindicenne della sfortunata coppia, deceduta  prematuramente,  pure lui Paolo di nome, si ritrova a crescere con la nonna e, alla morte di quest’ultima a diventare l’erede unico di  tutte le proprietà di famiglia, compresa la bellissima cascina dell’Annunziata di La Morra.

Sarà lui a dare la svolta alla florida attività agricola in produzione vitivinicola, cominciando a gettare le basi dell’impero della Tenuta del Monfalletto, oltre che di una selezione di vini universalmente apprezzata, il Barolo Enrico VI, in testa.

I giovanissimi Elena ed Alberto, insieme al papà Giovanni, sono i protagonisti attuali  della storia di questo fondo, adagiato su un rilievo privilegiato, proprio al centro delle terre del Barolo.

É qui che da 150 anni si erge il celeberrimo e maestoso cedro del Libano, icona di un territorio famoso in tutto il mondo per la produzione vinicola e, che dall’alto domina i 28 ettari di vigneto distribuito -unico nelle Langhe- in corpo unico sui due versanti collinari.

Ma i possedimenti dei Cordero di Montezemolo e delle sue rinomate vigne travalicano i confini di Monfalletto, per estendersi nella zona di Castiglione Falletto e del Roero per un totale di    51 ettari.

Grandi numeri per una grande famiglia, unita e segnata  da ataviche tradizioni ma, capace anche di guardare con slancio alle novità del futuro, grazie soprattutto alle nuove leve.

Un resort di prossima apertura, con poche ed eleganti  stanze, segnerà l’inizio di un nuovo capitolo, concepito anch’esso per soddisfare sempre più le esigenze dei turisti  che vengono qui, da altre parti del mondo,  sempre più preparati e, a caccia di emozioni.

Una famiglia che con tenacia e passione tramanda da ben diciannove generazioni il prezioso insegnamento dell’impegno quotidiano, dell’attenzione capillare al patrimonio della terra, differenziando le molteplici varietà locali, selezionandole accuratamente e innestandole, sempre con un occhio di riguardo all’esposizione solare, all’altitudine e al tipo di terreno,

Arneis, Dolcetto, Barbera D’Alba e Nebbiolo, ottimi soprattutto con i primi e gli antipasti, sono i quattro vini giovani di pronta beva, prodotti con una vinificazione breve e delicata.

Barbera D’Alba Superiore Funtaní e Chardonnay Elioro, intensi e  aromatici, perfetti coi piatti più strutturati e raffinati,  provengono da vigneti a produzione limitata e sono destinati a un lungo invecchiamento.

E infine il Barolo, re dei vini, con le sue tre selezioni corpose e complesse e un periodo di affinamento di almeno quattro anni : Gattera, Monfalletto e, Enrico VI, capaci di esaltare i piatti più ricercati come cacciagione e selvaggina, brasato  e tartufo bianco.

Saperi e sapori,  insomma, incastonati tra le mura dei manieri e degli imponenti palazzi nobiliari che dominano dall’alto le colline, sapientemente modellate dalle fatiche dei contadini: un mix di emozioni e suggestioni incomparabili, viste mozzafiato,  e ricordi di antichi splendori, di guerrieri, re, monaci e mercanti che, in un lontano medioevo, hanno lasciato un segno e un patrimonio inestimabili.

Una vocazione all’apertura, frutto di questi ricchi retaggi storici e culturali, fautrice di un connubio indissolubile di esperienze quotidiane ed eccellenze, di un’armonia costante tra tradizioni, gelosamente custodite e rinnovamenti sorprendenti, che ritroviamo anche nell’arte culinaria.

In quest’ottica Monforte D’Alba ha accolto a braccia aperte lo chef pugliese Pasquale Laera, pupillo di Antonino Cannavacciuolo, arrivando  così a contare ben 15 chef stellati sul territorio.

Il giovane talento dal palmarès invidiabile, si é lasciato alle spalle l’attività di executive al Boscareto, l’esperienza nipponica all’Okamoto e quella danese al Geranium,  per restare in Langa e aprire il suo nuovo ristorante Borgo Sant’Anna.

Nel piccolo borgo, con forno a legna collettivo immerso nei vigneti (attualmente in fase di ristrutturazione) e, con una vista impagabile sul Monviso,   ha adocchiato una vecchia casa   piemontese, se n’é innamorato e l’ha riattata. In punta di piedi e nel pieno rispetto dei luoghi, l’ha trasformata in un resort di nicchia, che sarà aperto al pubblico a fine anno.

Un work in progress lento e ambizioso, che trova la sua dimensione nel piccolo e nella semplicità della vita di campagna, che lascia parlare i sensi, grazie anche al generoso panorama delle vigne, di cui possono godere, attraverso le grandi vetrate,  sia la brigade de cuisine, dalla cucina, che gli ospiti, dalla  sala ristorazione e dalla terrazza.

Il nostro discepolo della cucina neoclassica mediterranea, dalle contaminazioni francesi, ha portato nelle Langhe l’opulenza gustativa del mare e del sole (in una parola: del sud), per adattarla al rigore delle tecniche e delle preparazioni langarole, che pongono l’accento sulle materie prime. Il risultato é una cucina calibrata, elegante e armoniosa.

Raffinato, essenziale e conforme a queste regole,  il Crudo di ricciola, rape in carpione e salsa al pepe.

Se ci stupisce il pesce di mare sui pendii dell’entroterra piemontese, non dimentichiamo, l’importanza che la via del sale ha avuto, da queste parti. Basti pensare all’acciuga ligure che dalla Spagna alla Francia, dalla Liguria al Piemonte, é riuscita  ad imporsi nei secoli come regina di Langa.

Entrambi i menù degustazione, peraltro a prezzi più che accessibili, ne sono testimonianza: nel primo, il menù Percorso, che propone 5 portate, ritroviamo, infatti,  le alici marinate al verde e burro nero e, a seguire, un delizioso rigatone totano e scarola, oltre alla parmigiana di melanzane; al capretto, noce piemontese, olive e cavolo rosso all’agro e, dulcis in fundo….mandorle, fichi e vin cotto.

Il secondo, il Tradissuné propone invece 4 piatti, su cui troneggia l’immancabile vitello tonné, unitamente a macaron del fret, anatra e cardamomo; guancia brasata alla erbe, barbabietola alla barbera e patate; pesca e amaretto.

Per il più tipico degli antipasti freddi piemontesi, il Vitel tonné, a base di girello di vitello, lo chef propone la classica marinatura in olio, aceto ed erbe aromatiche, con salsa tonnata e una cialda di capperi, cotte nel Bimby ed é ciò che ci conquista, perché abbatte i muri della lontananza, dell’impossibile, regalandoci per qualche minuto l’illusione di una facile replica a domicilio. Illusione che non tarda a svanire, presa coscienza del fatto che l’arte sta proprio in quella finta e disarmante essenzialità, tutta affidata alle mani esperte e decise dello chef, al famoso equilibrio perfetto già abbondantemente celebrato, tra semplice e unico.

Ed é a tutta questa complessa e preziosa eredità che l’ultimo tour organizzato dall’Ente per il Turismo Langhe, Monferrato e Roero, dalla vulcanica Daniela, supportata da Gaia e da un energico staff, ça va sans dire, prettamente femminile, ha voluto dedicare ai giornalisti. “Saperi e Sapori”, ha così raccolto le testimonianze di un importante passato, per accompagnare i fortunati presenti, in una full immersion nel gusto, nella cultura e nell’arte, consegnando la staffetta alle aziende e agli enti locali.

Un tour che ha saputo  stuzzicare ad ampio spettro le curiosità dei presenti con l’approccio a manifestazioni meno note, ma non per questo prive di interesse, come il Barbera Fish Festival,  di Agliano,   che vede il più famoso dei vini locali coinvolto nel mese di ottobre, in un insolito abbinamento con il merluzzo norvegese; che ha permesso di apprezzare luoghi di charme e relais châteaux come Villa Fontana e la sua spa, le cui acque, dagli effetti  miracolosi, erano già note agli antichi Romani; di scoprire Palazzi storici come Palazzo Mazzetti di Asti con la sua interessantissima e inconsueta Mostra dedicata a Monet e gli Impressionisti in Normandia. Un’occasione per contemplare le stupefacenti tele esposte ed immergersi nel mondo sensoriale dei loro colori, per apprenderne le tecniche, grazie anche alla visita guidata della Fondazione Asti Musei e infine, l’opportunità, sempre stucchevole,  di affinare le papille gustative con le degustazioni di Cheese, il più conosciuto  presidio Slow Food, interamente dedicato ai formaggi, che coinvolge l’intera città di Bra trasformandola per tre giorni interi  in un tempio del gusto en plein air.

Un tour che ha sigillato per sempre il legame affettivo, silente, viscerale,  tra il giornalista-visitatore e l’incomparabile bellezza del territorio, con un patto segreto: raccontarne le emozioni per poterle rivivere al più presto in nuove,  promettenti avventure.

Tania Boianelli

 

Langhe, Roero e Monferrato tra Sapori e Saperi
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