Dolcetto DOCG

Un grande vino che pero’ ha bisogno di essere riscoperto. Questo è il Dolcetto, un tempo il principale protagonista sulle tavole, soprattutto piemontesi, che ora è stato surclassato da altri vini come la Barbera, tra i rossi, ma anche il Nebbiolo, e poi dai bianchi. Così dopo la presentazione a Roma la Camera di Commercio di Cuneo ha scelto il capoluogo piemontese per proporre la nuova annata del Dogliani Docg, con i colori, i profumi, le emozioni di un grande vino che nasce dal vitigno Dolcetto. Dall’ aprile 2011, caso raro in Italia nel panorama delle Doc e Docg, due denominazioni, il Dolcetto Dogliani e quello delle Langhe Monregalesi, si sono unite a vantaggio di un unico nome fortemente legato al territorio: Dogliani. Il Dogliani Docg è prodotto con il 100% di uva Dolcetto, con rese che non possono superare i 70 quintali per ettaro, ed è prevista la possibilita’ di avvalersi della dicitura Superiore se il vino ha una gradazione minima di 13 gradi ed un invecchiamento minimo di un anno. Con queste caratteristiche e con un nome che è segnale di unita’ territoriale e chiarezza negli intenti, i produttori hanno scelto di legare indissolubilmente il territorio al proprio vitigno storico. Con il sostegno della camera di Commercio di Cuneo, grazie alla sua azienda speciale CEAM, ( Centro estero Alpi del mare), in collaborazione con i produttori del Dogliani Docg, l’ Ascom Confcommercio, l’ Epat di Torino e provincia, l’ Associazione italiana sommelier, l’ istituto alberghiero di Dronero e Unioncamere Piemonte, 40 aziende cuneesi, produttrici del Dogliani Docg, con piu’ di 90 etichette, hanno proposto in degustazione un vino che vuol tornare ad essere il punto di riferimento per tutti gli appassionati dei vini autentici, unici e tradizionali. Un vino che abbina al color rosso rubino e al profumo intenso di fiori e frutti freschi un sapore secco e armonico, con un retrogusto ammandorlato e fragrante. Tutto l’ opposto. insomma, di quel che potrebbe trarre in inganno il nome e che frena nel mondo l’ esportazione di questo vino, anche se, a partire dagli Stati Uniti, molti si stanno ricredendo di vecchi pregiudizi e le vendite iniziano a risalire nei confronti ad esempio della barbera.
Renato Girello

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