Mirede: un amore da bere.

Una storia d’amore infinita,  quella che lega Alberto Massucco alla moglie, scomparsa prematuramente. Una grande passione  che travalica i tempi e le materie per lasciare traccia di sé in una cuvée speciale a lei dedicata e che porta  il suo nome: il Blanc des Blancs Mirede, Chardonnay in purezza.

Eleganza, raffinatezza, grande carattere e quell’effervescenza perfettamente calibrata, che fa la differenza e lascia il segno,   creano la liaison  eterna tra  l’amatissima donna e l’ultimo champagne di casa Massucco, da lei fortemente desiderato. Il giusto equilibrio che rilascia profumo floreale, un tocco di miele, e scorza di arancia candita nel palato, liberando la mente alla fantasia e al sogno.

Un sogno racchiuso in una bottiglia ‘da meditazione’ con la sagoma di un corpo femminile sinuoso e slanciato e l’etichetta che intrappola una farfalla serigrafata pronta a spiccare il volo.  Ed è proprio questa immagine impalpabile,  simbolo di gioia, di voglia di vivere e di propensione al futuro a rendere questo champagne italiano perfetto anche per le festività natalizie.

Mirede non a caso è stato presentato al pubblico proprio in prossimità del Natale 2022. L’evento si è svolto, alla presenza di amici, istituzioni e giornalisti, al ristorante Del Cambio, dove lo chef stellato Matteo Baronetto, tatticamente innovativo quanto tradizionalmente sabaudo, come si conviene al ristorante più iconico e datato di Torino, ha proposto un food pairing sensazionale, dando prova  della versatilità della cuvée. Una dozzina di piatti classici rivisitati hanno deliziato i palati degli ospiti: sfiziose entrées a base di cachi aromatizzati al Campari, falafel con arachidi salate, barbajuan ai crostacei, alici fritte e lardo, tigelle mignon con salsiccia di Bra,  tramezzini finger-food al prosciutto, oltre a un delizioso risotto zafferano e limone, all’immancabile plin di magro al mandarino e, per chiudere in dolcezza: l’immancabile bunet al microchantilly.

E se l’amore ha  un ruolo fondamentale nella crescita personale e professionale di Massucco, l’amicizia non è da  meno: un affetto sincero corre tra  lui e Baronetto,  oltre a un’intesa speciale,  basata in parte sulla  condivisione degli stessi valori e, in parte, sul coinvolgimento dello chef in quest’ultimo progetto. Insieme infatti i due studiano,  migliorano e mettono a punto costantemente il dosaggio dell’esclusivo champagne nell’ottica di offrire un prodotto unico ed esclusivo alla clientela del ristorante.

Un altro importante rapporto di amicizia ha dato svolta alle ambizioni di Alberto Massucco, quella con Erick de Sousa, vigneron d’eccezione della te des Blancs, portoghese d’origine e francese d’adozione, che è riuscito a interpretare i suoi gusti e le sue esigenze aiutandolo a dare vita alle prime bollicine italiane nate nella regione  della Champagne. Nel 2018 lo informa infatti di una  parcella in vendita. Alberto non esita neppure un secondo, con l’intuizione di giocarsi le carte vincenti per il futuro, l’inizio di un sogno che si concretizzerà più velocemente del previsto. L’esperienza di uno dei top player mondiali e l’intraprendenza del neo-produttore generano un prodotto nuovo, dall’anima armonica e dalla mineralità intensa, tipica del terroir di nascita, ma con un  estro  squisitamente italiano.

Ma procediamo per ordine.  Che cosa spinge un imprenditore italiano di successo,  radicato da generazioni nel settore metalmeccanico, a lanciarsi a capofitto nella più incontemplabile delle avventure, quella di  vignaiolo-pioniere, in Francia?

Se è vero che, come diceva Honoré de Balzac,  per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni,  per cercare di tracciare il profilo di Alberto Massucco,  bisogna andare indietro nel tempo, arrivare alla sua gioventù e ripercorrere la storia di una passione.

É poco più che adolescente, quando esplode prepotente la sua per lo champagne. Siamo ad Alassio in una calda notte d’estate dei ruggenti anni sessanta, le note vocali di Mina ancora nell’aria al termine del suo concerto. Per far colpo sulla sua fidanzatina, Massucco ordina al cameriere una fresca bottiglia di Laurent Perrier. É un amore a prima vista il suo, che viene subito dopo quello per il latte,  come dichiara scherzosamente. Un amore che cresce nel tempo diventando passione, interesse, curiosità e infine, lavoro, soprattutto dopo l’incontro con Alberto Lupetti, massimo esperto del vino dei re.

Da questo momento i viaggi  in direzione Epernay, da Castellamonte, la cittadina piemontese dove ha sede l’azienda di famiglia,  si moltiplicano: prima per perfezionare la conoscenza del territorio e dei suoi protagonisti e, poi per avviare l’attività di importatore e distributore italiano.  Il cerchio si stringe ben presto su cinque maison indipendenti: vigneron visionari e eroici (in particolare Rochet-Bocart, Jean-Philippe Trousset), che seleziona tra tutte e, con cui comincia una fitta  collaborazione.

É poi  il turno de LeFabulleuses, sette altrettanto visionarie e audaci viticoltrici francesi, animate dalla comune volontà di imporre la propria professionalità  in un mondo prettamente maschile.

Massucco che, per sua stessa ammissione, trova spesso corpo alle sue idee nella determinazione femminile,  non può rimanere insensibile al fascino di queste giovani, intraprendenti e favolose fanciulle e con loro comincia un nuovo percorso, oltre che un nuovo progetto: la produzione della cuvée Isos  (in greco: uguale), frutto della condivisione in parti uguali delle loro esperienze e delle loro uve. Le bottiglie sono destinate tutte al mercato italiano e il successo non tarda ad arrivare. É il 2015 e da lì a poco l’incontro con Sousa di cui già conosciamo i dettagli.

Una produzione che va  crescendo a tempi record: dalle mille bottiglie iniziali alle 60.000 attuali, distribuite nel settore HORECA italiano, sloveno e, in parte francese.  Le troviamo infatti, da Portofino a Roma,  nella carta dei vini di alcuni celebri ristoranti italiani che possono vantare etichette di nicchia ‘taylor-made’ e, in quella del gastronomico bi-stellato francese Les Crayères di Reims.

Le cinque etichette Alberto Massucco (tre chardonnay in purezza, due blend di chardonnay, meunier et pinot noir), provengono in parte dalle due vigne registrate con il suo nome, ad Avize,  a sud ovest di Eparnay, cuore della Champagne e,  di Oger e, in parte  dagli R.M., récoltants manipulants, ovvero da quei vignaioli eroici, oggi  assai ricercati dalle grandi maison, che elaborano e commercializzano in modo indipendente i propri champagne (i cosiddetti ‘champagnes des vignerons’), utilizzando solo le uve dei vigneti di proprietà.

Sono poi vinificate nelle cantine prestategli dall’amico e vicino di casa De Sousa, restando almeno tre anni sui lieviti, ciò che garantisce loro aroma e grande carattere.

Lo studio attento e raffinato dei dosaggi, garantisce scarsa acidità e rotondità al prodotto, per incontrare appieno il gusto del consumatore italiano, a cui è principalmente indirizzato.

Originali anche le scelte delle etichette: le più innovative e concettuali AMC00, AMC02, contengono l’acronimo di nome, cognome e del termine Champagne, oltre al dosaggio di liqueur usato (00 pas dosé, 02 il più riuscito tra i vari sperimentati); le più tradizionali Mon idée de Cramant, traggono ispirazione dal nome del villaggio del Gran Cru;  Millesimé 2018 Alberto, celebra un anno magico nella produzione vitivinicola champenoise. Il tutto a  sottolineare che la banalità non è mai di casa.

Attualmente la cantina ha altre  due parcelle  di terreno in trattativa.  E numerose sono le novità e i progetti in cantiere.

Intanto la cuvée MAVI, Riserva 2018, dedicata alla nipotina Maria Vittoria; poi la nascita di una super-cantina già in costruzione, nella sede aziendale di Castellamonte.

Perché la parola d’ordine è: ‘non arrendersi mai’!

É evidente che, a  dispetto della sua flemma sabauda,  che gli conferisce un’aria mite e rilassata, Alberto Massucco è una fucina di idee e di risorse;  un imprenditore eclettico, animato da sete  di conoscenza e spirito avventuriero, ma sempre dettati da rigore e perfezionismo. Difficile quindi immaginarlo solo nel suo ruolo di capitano di azienda. Non a caso annovera nel suo palmarès professionale anche l’attività di sindaco della sua città, di parlamentare in Senato, di imprenditore alberghiero in Slovenia e chissà di quante altre mirabili imprese!

Il lavoro di Alberto Massucco non è solo brama di conoscenza, di evoluzione e, di affermazione, è anche e soprattutto il piacere di condividere l’alchimia, generata dall’incontro tra il territorio e le persone che lo amano, lo rispettano e lo valorizzano. É, in un certo senso, il desiderio di abbattere le frontiere spazio-temporali e mentali. ‘Sempre in punta di piedi’, come dichiara candidamente quando  racconta la generosa accoglienza ricevuta in Champagne. Primo tra i pochi viticoltori italiani che sono venuti nell’AOC francese ad avviare la propria attività, si è fatto apprezzare da subito,  grazie anche alla sua discrezione e a questa filosofia. Al punto che i Francesi hanno anche accettato l’idea di cambiare i calici da degustazione, seguendo il suo suggerimento.

Al centro di tutto, l’universo femminile,  a cui riconosce il merito dell’intraprendenza e della forza di volontà.  La scelta del direttore  generale nella figura di Cinzia Zanellato e le 7 Fa’Bulleuses, di cui sostiene filosofia e progetto non è certo casuale.

La classe non è acqua e, a noi donne non resta che dire: ‘Chapeau, Monsieur’! 

É simbolicamente a tutte le donne che Alberto Massucco fa un brindisi con Mirede  e, a tutti gli uomini con l’augurio che abbiano la fortuna di avere al loro fianco delle muse ispiratrici, delle compagne di avventura pronte a valorizzare i loro talenti, a condividere progetti e interessi, esattamente come sua moglie ha fatto con lui e, ad appoggiarsi vicendevolmente l’uno sulla spalla dell’altro. Un cerchio che si chiude perfettamente.

 

Tania Boianelli

Mirede: un amore da bere.
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