Terra Madre, il conto dopo la festa: tra entusiasmo e malumori

Terra Madre, il conto dopo la festa: tra entusiasmo e malumori

A tre giorni dalla chiusura di Terra Madre 2026, la grande festa che ha trasformato Torino in una capitale internazionale del cibo, non si placano  le polemiche.

Quattro giorni intensi hanno portato nel cuore della città  produttori, delegazioni, appassionati e visitatori arrivati da Paesi e culture differenti. Un’edizione inaugurata al Teatro Regio dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tra celebrazioni, incontri e riflessioni sul futuro del cibo. Ma a segnare questa edizione è stata soprattutto una grande assenza: quella di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e anima di Terra Madre, scomparso lo scorso maggio. Un’assenza inevitabile, ma impossibile da non avvertire proprio nell’edizione chiamata a raccogliere l’eredità del suo ideatore.

Il bilancio ufficiale racconta una manifestazione da record: 1.500 delegati provenienti da 120 Paesi, oltre 600 espositori e circa mille appuntamenti. Piazze affollate, eventi sold out e un centro città trasformato per quattro giorni in una gigantesca vetrina internazionale del gusto. Insomma, un successo.

Poi, però, è arrivato il momento meno fotografato della manifestazione: quello in cui si spengono i riflettori e qualcuno comincia a fare i conti.

Terra Madre nel cuore di Torino: la città cambia volto

La scelta di portare Terra Madre direttamente nel cuore della città era ambiziosa e, sotto molti aspetti, perfettamente coerente con lo spirito della manifestazione. Via Roma, piazza Castello, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto, piazza Vittorio Veneto e altre zone centrali sono diventate parte integrante dell’evento. Per consentire lo svolgimento della manifestazione sono state introdotte modifiche alla viabilità, con diverse strade chiuse o interessate da deviazioni e con il parcheggio Roma-San Carlo-Castello chiuso durante l’evento. La città, insomma, ha fatto spazio al Salone del Gusto. E lo ha fatto letteralmente.

Il problema è che il centro di Torino, oltre a ospitare manifestazioni internazionali, continua ad avere la ‘fastidiosa abitudine’ di essere utilizzato quotidianamente da residenti, lavoratori, commercianti, autobus, taxi e automobilisti.

Quando la festa divide la città

Le maggiori perplessità sono arrivate da una parte dei commercianti e dei ristoratori del centro. Alcuni esercenti hanno raccontato di non aver beneficiato dell’enorme afflusso di persone. Anzi: qualcuno ha riferito di aver incassato circa un terzo rispetto a una giornata normale, mentre altri hanno descritto un pubblico numeroso ma poco incline a entrare nei locali.

Ed è qui che si presenta uno dei piccoli paradossi delle grandi manifestazioni. Si possono avere migliaia di persone in strada e contemporaneamente commercianti che lamentano un calo degli incassi. Perché una cosa è essere circondati da visitatori, un’altra è riuscire a trasformare quei visitatori in clienti.

Il turista può passare davanti a un bar, fotografare una bancarella, assaggiare un formaggio, assistere a una conferenza sulla biodiversità e tornare in albergo perfettamente soddisfatto senza aver mai ordinato neppure un caffè. La folla, insomma, non sempre coincide con il fatturato.

 

Tra stand, deviazioni e corse complicate

 

Non sono mancate le lamentele dei residenti del centro, alle prese per più di una settimana  con una vita di quartiere resa disagevole da strade chiuse, deviazioni e parcheggi difficili da raggiungere. E se, davanti a una situazione del genere, la frecciatina al proverbiale spirito del ‘Bujanén’ – quell’inarginabile atteggiamento sabaudo che, per tradizione, invita a non cambiare troppo ciò che funziona – è venuta spontanea ai più accaniti  sostenitori dell’evento, va anche detto che, al di là dell’ironia, le ragioni di chi chiedeva di poter vivere la propria città senza troppi ostacoli erano tutt’altro che trascurabili.

Un malumore condiviso, per ragioni diverse, anche dal mondo dei taxi: i rappresentanti torinesi di USB Taxi hanno segnalato difficoltà negli spostamenti e nel raggiungere alcune destinazioni. Numerosi anche i casi riportati da La Stampa di passeggeri che, tra deviazioni e modifiche alla viabilità, si sono ritrovati a dover ricalcolare il percorso per raggiungere casa o il luogo di lavoro.

Una protesta, quindi,  tutt’altro che immotivata, che ha messo a dura prova la pazienza di chi in centro vive e lavora.

Il paradosso è quasi perfetto: una manifestazione nata per favorire l’incontro tra persone e culture provenienti da tutto il mondo finisce, almeno temporaneamente, per complicare l’incontro con alcune strade di Torino. Per quattro giorni, insomma, muoversi per Torino ha richiesto una certa capacità di adattamento e anche la viabilità ha finito per celebrare, a modo suo, la biodiversità.

Quando gli stand fanno ombra ai negozi

Già prima dell’apertura erano emerse alcune perplessità. Lo storico negozio di caramelle Stratta aveva chiesto al Comune di evitare che gli stand venissero posizionati davanti alle vetrine. La questione è stata risolta, ma il caso fotografava bene il problema più generale: quando una grande manifestazione invade il centro storico, gli spazi non sono mai neutri.

Una piazza può essere contemporaneamente una scenografia ideale per un evento internazionale e il passaggio quotidiano di chi lavora lì. Una vetrina può essere perfetta per una fotografia di Terra Madre e, allo stesso tempo, essere la vetrina di qualcuno che deve vendere qualcosa. Ed è proprio qui che nasce il corto circuito.

Il centro è di tutti. Ma quanto?

È stata avviata anche una raccolta firme contro la concentrazione degli eventi nell’area compresa tra piazza Castello, via Po e piazza Vittorio Veneto. La richiesta non é quella di cancellare le manifestazioni, quanto piuttosto di distribuirle maggiormente sul territorio cittadino, evitando che alcune zone debbano sostenere con particolare frequenza il peso di chiusure, deviazioni e limitazioni.

È una questione tutt’altro che secondaria. Perché portare una manifestazione nel cuore della città significa darle visibilità, renderla accessibile e trasformarla in qualcosa di più di un evento confinato in uno spazio fieristico. Ma significa anche accettare che quella scelta abbia un costo organizzativo e sociale. E quel costo, in questo caso, non è stato percepito allo stesso modo da tutti.

 

Il successo, oltre i numeri

Terra Madre è stata indubbiamente un successo in termini di partecipazione, visibilità e proiezione internazionale di Torino. Ma il dato della partecipazione, da solo, non restituisce l’intero bilancio di una manifestazione che si svolge nel cuore della città: dall’altra parte restano i disagi per chi nel centro vive e lavora e i mancati incassi lamentati da alcune attività.

È probabilmente questo il nodo da affrontare nel dopo-Salone: misurare il successo di una grande manifestazione urbana non soltanto attraverso il numero dei visitatori o la sua risonanza mediatica, ma anche attraverso la capacità di distribuire sul territorio i benefici generati dall’evento e di contenerne i costi per la città che lo ospita. Perché una manifestazione internazionale può certamente trasformare una città in una vetrina, ma la vera sfida è fare in modo che quella vetrina non finisca per essere percepita, da chi ci vive e lavora ogni giorno, come qualcosa da cui restare semplicemente ai margini o, peggio, di cui sopportare il peso. Il vero bilancio, probabilmente, non è ancora quello dei numeri; è quello delle conseguenze.

In definitiva, è questa la domanda da cui partire per progettare i futuri grandi eventi: ‘come fare in modo che una manifestazione di queste dimensioni sia una festa non soltanto per chi arriva da fuori, ma anche per la città che la ospita e per la sua comunità’?

Perché portare il mondo in città è un’impresa. Fare in modo che la città ne sia davvero contenta, forse, lo è ancora di più.

E a quel punto il prossimo ingrediente da mettere nel piatto non sarà il formaggio, il vino o il salame. Sarà un po’ di equilibrio. Quello, curiosamente, non ha ancora uno stand dedicato

Scritto da Tania Boianelli

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